81. Claudio Giovanardi

La teoria cortigiana e il dibattito linguistico nel primo Cinquecento

1998, 280 pagine, L. 45.000

 

Il trionfo del modello linguistico imposto dal Bembo nelle Prose della volgar lingua ha relegato sullo sfondo del dibattito cinquecentesco (e anche dell’interesse degli studiosi contemporanei) il contributo offerto dai teorici cortigiani in favore di una lingua comune non completamente identificabile con il toscano. Il presente volume mira a ricomporre un quadro d’assieme delle problematiche storico-linguistiche degli autori cortigiani, quali emergono da un’attenta rilettura delle opere più significative prodotte in quel contesto culturale nei primi decenni del Cinquecento. Ne derivano elementi di novità per quanto riguarda la "lingua cortigiana romana", l’attitudine alla sistemazione grammaticale degli scrittori cortigiani, l’attenzione per le variabili sociolinguistiche, l’atteggiamento nei confronti dei classici. L’analisi delle idee cortigiane è naturalmente confrontata con quelle degli autori di diversa ispirazione. Al termine della ricerca è possibile affermare che è del tutto insufficiente l’etichetta di "fantasma" attribuita nel corso dei secoli alla lingua e alle idee cortigiane; si tratterebbe, infatti, di un fantasma anomalo, perché troppo concreto e tangibile.

Indice

1. Introduzione n 2. Le koinai regionali quattro-cinquecentesche n 3. La lingua cortigiana romana n 4. Il nome della lingua n 5. La grammatica cortigiana n 6. Scritto e parlato n 7. Variabili sociolinguistiche n 8. I classici e il canone degli autori n 9. L’origine del volgare n 10. Conclusione n Bibliografia n Indice dei nomi