83. Paolo Cherchi

Polimatia di riuso

Mezzo secolo di plagio (1539-1589)

1998, 305 pagine, L. 50.000

 

Il problema del plagio e/o della riscrittura nel secondo Cinquecento è da qualche decennio oggetto di studio intenso. In questo saggio Cherchi traccia per la prima volta una storia organica del fenomeno. L’autore si concentra su ciò che si plagia, e scopre che vi sono alcuni testi umanistici, in modo particolare alcuni repertori, che vengono plagiati sistematicamente da varie generazioni di autori che, così facendo, si ammantano dell’erudizione umanistica pur non avendo un’apprezzabile familiarità con il mondo antico, specialmente con quello greco. La materia plagiata si presenta spesso nella forma di spezzoni classico-eruditi, di materiali confezionati in grappoli di citazioni o di aneddoti di natura classica, che appaiono con varianti minime in un’infinità di scrittori, minimi e massimi, i quali evidentemente usavano le stesse fonti. Ma questa erudizione posticcia, questa produzione di "eruditissima commenticia" che domina la cultura del secondo Cinquecento, non è un semplice e volgare plagio, perché si lega ad un progetto di "modernità" che passa da una fase iniziale di antagonismo nei riguardi della cultura umanistica, ad una fase di accomodamento in cui domina il concetto di "concordantia delle historie", e infine ad una fase in cui l’erudizione diventa dilettevole, decorativa, fine a se stessa. Nel corso di questa ricerca vengono alla luce una serie di scoperte di notevole importanza non solo filologica ma anche storico-culturale sia per quanto riguarda l’eredità umanistica, sia per quel che riguarda la cultura barocca.

 

Indice

Introduzione n 1. I manuali segreti n 2. La fase antagonistica (1539-1552) n 3. Primo interludio: Anton Francesco Doni n 4. La nuova leva di polimati (1560-1570) n 5. Un nuovo decennio di interludio (1570-1580) n 6. Il "dilettevole sapere" n 7. Conclusione n Indice dei nomi