94. Roberto Venturelli

La corte farnesiana di parma (1560-1570)

Programmazione artistica e identità culturale

2000, 192 pagine, L. 35.000

 

Lo studio dei contenuti dell’arte farnesiana parmense degli anni ’60 del Cinquecento, e soprattutto della celebre Sala del Bacio, si rivela uno straordinario punto di partenza per un’interpretazione complessiva dell’identità culturale della corte di Ottavio Farnese negli anni difficili e incerti della chiusura del Concilio di Trento, anni di latente conflitto tra modelli ideologici "cortigiani" e "tridentini". Un committente ambizioso e con le idee chiare (appunto Ottavio Farnese), un misterioso consulente letterario e filosofico (Bernardo Tasso?) e un artista (Gerolamo Mirola) che recupera "criticamente e in modo originalissimo l’eredità parmigianesca, formulano una coerente e innovativa proposta artistica, letteraria e religiosa basata sulla sintesi di due filoni culturali allora apertamente contrastati dalla Controriforma, la religiosità "spirituale" e la poetica neo-ariostesca del "meraviglioso", due componenti che vengono fuse, e in parte occultate, attraverso l’uso sofisticato dell’allegoria e l’evocazione utopistica del mito cavalleresco. Alla base di tutto ciò vi è un progetto culturale che dovrà ben presto essere accantonato: l’idea della corte come élite spirituale aristocratica "al di sopra della Controriforma".

Indice

Introduzione n 1. Mito cavalleresco e allegoria spirituale: iconologia dell’arte farnesiana n 2. Poesia e programmazione artistica. Un’ipotesi per Bernardo Tasso "iconografo" n 3. Contesti: La corte e la lirica cristiana n 4. Conflitti: la Chiesa contro le poetiche neo-ariostiche del "meraviglioso" n 5. Gerolamo Mirola artista della corte farnesiana n Illustrazioni n Indice delle illustrazioni